PRIMI PASSI A SINGAPORE

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Vista da casa

Personalmente ho sempre provato un po’ di astio ingiustificato per le città modernizzate, metropoli con grattacieli al di sopra di tutto. Ma, nonostante questo, decisi di avventurarmi in questo viaggio senza preconcetti. Sì lo ammetto, al primo impatto provai comunque un po’ di disprezzo, però dopo qualche ora cominciò perfino a piacermi quell’insieme di costruzioni industriali e caos. Per cercare di non influenzare le mie aspettative, non mi documentai affatto su Singapore prima di partire. Non sapevo niente di niente, giusto qualche legge fondamentale per non rischiare di essere arrestata e nient'altro. E funzionò, perché ogni cosa che scoprivo mi sorprendeva notevolmente... e riuscì ad evitare la galera!

Andai a Singapore per incontrare il mio amico Tal che si era trasferito lì per lavoro e siccome ero di passaggio di ritorno dall’Australia, ne approfittai per fargli un saluto. Restai una settimana a Singapore, di cui 2 giorni li trascorsi a Kuala Lumpur ma questa è un’altra avventura. Tal lavorava ma mi diede tutte le informazioni necessarie per esplorare la città da sola. Potrei scrivere un libro su tutto quello che ho combinato in quei giorni, ma cominciamo dall’inizio che è già tutto dire.

Arrivai di notte a Singapore quindi dopo i convenevoli tra amici andai subito a dormire. L’idea era quella di cominciare la giornata presto, ma mi svegliai alle 4 di pomeriggio… ALLE 4 PM!!! Un sussulto quando vidi l’ora sul telefono… cominciavo alla grande. Ora, il primo obiettivo della giornata era riuscire a cambiare i soldi. Tal mi aveva spiegato che c’era un Money Exchange nei pressi del market vicino casa, quindi appena pronta vado alla ricerca. Raggiungo in qualche modo il market, che in realtà era un insieme di case e negozi-bazar che davano su una piazza e corridoi aperti che si diramavano a caso. Giro un po’ a zonzo alla ricerca dell’insegna inconfondibile del Money Exchange. Faccio un giro, poi un altro e un altro ancora, e finalmente... mi decido a chiedere a uno dei tanti venditori del posto.

Con il mio inglese B1 appena rinfrescato mi avvicino a una signora e mi lancio in un “Excuse me… Money Exchange?”. La signora, un po’ stranita, comincia uno sproloquio in non so bene che lingua, che non finiva mai. Deve avermi ripetuto le indicazioni varie volte perché ogni tanto si fermava, mi guardava e, notando la mia interdizione, ripeteva lo stesso rincorrersi di suoni per me insignificanti. Così, alla terza pausa della signora, sorrido, ringrazio e vado via dissimulando al meglio l’incertezza per la direzione da prendere. Cerco allora visi più giovani, forse riesco a capire meglio il loro inglese. Dietro un banchetto di dolciumi vedo una ragazza e subito ne approfitto: “Excuse me, Money Exchange?” e almeno a gesti riusciamo a capirci. Praticamente dovevo tornare al punto di partenza, dove ero già passata per ben due volte: “Bah, senti, se la ragazza ha detto di qui, sarà di qui. Aguzza la vista” mi sono detta, e ho continuato a guardarmi intorno. Ma niente, Money Exchange non lo trovavo.

Entro in un altro piccolo bazar e di nuovo mi propongo con la solita domanda. Il signore mi guarda, io lo guardo, lui mi guarda infastidito, io sorrido non si sa mai. Lui continua a guardarmi ma deve aver pensato che ero un po’ scema e, con leggero disprezzo, esce dalla sua postazione e mi fa cenno con il braccio di andare (no, non a quel paese!) alla mia sinistra. Ringrazio e appena mi giro per andare a sinistra vedo l’insegna, in bella vista, luminosa, proprio lì davanti a me che quasi ci inciampo. Ecco, non mi sento di aggiungere altro a riguardo.

Primo obiettivo raggiunto e completato in meno di un’ora, ottimo! Ora tocca trovare la metro e fare l’abbonamento turistico. Tal mi aveva detto che la metro era giusto lì al market ma, visto com’era andata con il Money Exchange, cominciavo a sospettare delle mie capacità risolutive e di orientamento.

Mi allontano dal Money Exchange e cerco un altro malcapitato: “Excuse me, Metro?” (il B1 mi sarà servito pure a qualcosa!). Il passante senza proferire parola mi fa cenno con il braccio, lasciando intendere di... proseguire dritto. Cammino e to’, una guardia, chi meglio di lui! Appena mi pronuncio “Excuse me, Metro?” e già la guardia accenna una risata, di quelle risate che finirebbero in caciara, ma subito si trattiene educatamente. Sorrido, tanto sempre meglio sorridere … che poi avrei riso anch’io di me! Con un sorriso contenuto mi dice “It is here!”. Eh no, ma questo mi sta prendendo in giro… “qui” c’è solo una vetrata e lui… Quindi sottolineo “Here???”, e allora lui si guarda un po’ intorno e alla fine mi fa cenno di seguirlo… "Ecco qua, lo sapevo, ora chissà dove finirò, dove mi porta questo… è pure alto e grosso… speriamo bene" e lo seguo.

c’era davvero l’ingresso della metro, o meglio, le scale per arrivare all’ingresso! Era molto vicino alla postazione della guardia, ma deve avermi vista vagare nell’ora precedente per il market e avrà pensato che era meglio “prendermi per mano” che stare lì a spiegarmi. Ringrazio più volte e vado. All’inizio sembrava una metro normale, poi inizio a vedere mille negozietti di ogni genere uno dietro l’altro, tutti super luminosi e frequentati. Avevo visto una situazione simile nei sottopassi di Varsavia, ma qui era tutto più pulito, luminoso e grande.

Marina Bay

A Singapore fa molto caldo… beh forse non è neanche tanto la temperatura quanto l’umidità al 90% che si fa sentire. Ebbene, nella metro faceva freddo, un vento condizionato che all’inizio era molto gradevole ma poi ha cominciato a fare davvero freddo. In ogni caso, continuo a camminare per questo centro commerciale sotterraneo infinito, un corridoio lungo e interminabile, e finalmente arrivo all’ingresso ufficiale della metro con il gabbiotto e le macchinette per i biglietti. Tal mi aveva scritto il tipo di biglietto da richiedere al gabbiotto, quindi mi avvicino e chiedo ai due controllori “Hello! Excuse me, Turist Ticket?”. Niente, i due mi guardano in silenzio. Mi ripeto e, dopo un po’ di indugio mi indicano le macchinette automatiche. Tal mi aveva detto che dovevo comprare la tessera al gabbiotto, ma forse non era così. Sto lì un po’, pigio un tasto e poi un altro, penso di fare bene tutti i passaggi, ma alla fine esce la scritta “Put your metro card on the screen”. Ehm… non avevo nessuna metro card… Ok, ricomincio da capo, forse ho digitato male qualche passaggio. Ma di nuovo appare la stessa scritta. Torno al gabbiotto “Excuse me” accompagnato dal mio sorriso demente “I need the Metro Card”, ma quei due continuano a farmi cenno di andare alle macchinette. “Yes, but I need Metro Card” e ovviamente avevo già visto che le macchinette non rilasciavano le Card, ma le ricaricavano soltanto. Alla fine uno dei due esce dal gabbiotto, tutto timoroso, forse lasciare le proprie postazioni anche solo per fare 2 metri è severamente punito da queste parti… viene con me alla macchinetta, eseguiamo insieme i vari passaggi e alla fine esce di nuovo la stessa scritta. La guardia rimane immobile qualche istante, poi mi guarda, guarda la macchinetta e guarda il collega nel gabbiotto. Va dal collega, parlano un po’. Fanno cenno di avvicinarmi. La guardia mi allunga una tessera della metro. Poi esce dal gabbiotto e torna con me alla macchinetta e per la gioia di entrambi riusciamo a caricarla. Ringrazio la guardia, felice io ma anche lui, e via verso il treno della metro.

Lo sapevate che nella metropolitana di Singapore è severamente proibito introdurre il DURIAN, un frutto talmente puzzolente che creerebbe disagi olfattivi agli altri passeggeri?

Clarke Quay
Clarke Quay

A Singapore le leggi sono molto precise e rigide. Tal mi aveva avvisata “Mi raccomando Bah, vedi di non finire in galera perché io non ti vengo a prendere!”. E ammetto che la cosa mi preoccupò non poco perché, dando uno sguardo alle leggi, non era poi così difficile essere sanzionati. Non si poteva mangiare per strada e nelle vicinanze di monumenti e luoghi d’interesse (cioè si poteva mangiare solo seduti ai tavoli dei locali o a casa propria); non si poteva masticare la gingomma in nessun luogo pubblico, e altre cose che per noi occidentali sono abitudini quotidiane. Quando entrai nel treno della metro notai subito il cartello dei divieti, di fianco ad ogni porta ce n'è uno. Pochi divieti ma essenziali: non parlare; non tossire; non ascoltare musica; non masticare etc. etc. insomma evitare in ogni modo di disturbare il silenzio generale. E poi lui, messo al bando da tutte le metro di Singapore, il criminale per eccellenza, l'impresentabile, l'improponibile DURIAN marchiato con un evidente croce rossa. Non sapevo nemmeno che fosse (l'immagine marchiata non aiutava di certo) e ancora non avevo uno smartphone (anche se era il 2015 avevo ancora il mio inseparabile startac calibrato fino al 2014). Appena vidi Tal quella sera però glielo chiesi e mi disse che era un frutto dal gusto che "o si ama o si odia" e dall'odore fortemente sgradevole anche per chi ne ama il sapore, talmente pervasivo che se lo si introducesse in un luogo chiuso provocherebbe una strage in pochi secondi. Comunque le metro sono splendenti, davvero non esagero, splendono di pulito. Ogni treno che se ne va dopo un minuto ne arriva un altro, di continuo, senza tregua, c’è sempre post per tutti, anzi avanzano sempre posti liberi. C’è silenzio, nessuno disturba, i divieti vengono rispettati, anche se onestamente qualcuno masticava ogni tanto. I treni non sono divisi in carrozze, ma sono una carrozza unica. Più corti dei nostri ovviamente, ma una carrozza unica. E inoltre, i treni sono automatici, non hanno la cabina del macchinista, non c’è l’omino che guida. Da entrambi i lati il treno termina con una vetrata che lascia vedere fino alle rotaie. Una vetrata trasparente che ti permette di vedere per primo dove va il treno. Da quella postazione sembra di essere in un simulatore.


Questo fu solo l’inizio del primo giorno a Singapore. Il seguito nelle prossime pubblicazioni!


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