BOTSWANA - L'AFRICA EVOLUTA

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Il Botswana è uno Stato indipendente del Sud Africa racchiuso tra Zimbabwe a nord-est, Sudafrica a sud, Namibia a nord-ovest e, solo per 150 mt confina con Zambia a nord.

È attraversato dal Tropico del Capricorno e, anche se siamo in Africa, non dimentichiamoci dell'escursione termica che qui porta le temperature nei mesi invernali fino a 0° di notte. Altra caratteristica del territorio è la presenza imponente del deserto del Kalahari, che occupa il 70% del Botswana, oltre ad estendersi anche in Sudafrica e Namibia. Il terreno però non è così arido come si potrebbe pensare, al contrario qui si trovano molte delle specie animali e vegetali tipiche del continente.

Così il Botswana vive di allevamento e agricoltura, oltre che di turismo, anche se la principale fonte economica proviene dalle miniere di diamanti.

Inoltre, le politiche attuate dal governo, centrate a tutelare l’ambiente da un lato, con il controllo delle stagioni di caccia e dei safari, e a salvaguardare la popolazione locale dall’altro, ripartendo in modo egualitario i proventi minerari nella società, hanno contribuito a rendere il Botswana uno degli Stati più sviluppati e indipendenti del continente africano.


Le lingue ufficiali sono l’inglese e il setswana, una delle lingue bantu presenti in Africa meridionale. Il termine setswana sta ad indicare sia la lingua che l'insieme delle usanze dei tswana, etnia molto presente anche in Zimbabwe tanto che anche in questo Stato il setswana è lingua ufficiale, mentre in Sudafrica e Namibia è ristretta a gruppi etnici più ridotti.

Il nome e le etnie


Botswana significa “terra di coloro che parlano tswana”, altrimenti tradotto come “terra del popolo tswana”. Il popolo tswana, però, discende dai bantu, che giunsero ad occupare solo di recente queste terre, già abitate da circa 20.000 anni da altre 2 etnie, tuttora presenti: i san e i khoi, o anche khoisan.

San è l’appellativo che i khoi usavano per i boesman, i boscimani, letteralmente “uomini della boscaglia”. I boscimani sono un popolo di cacciatori e raccoglitori nomadi esperti della natura che li circonda e, in funzione di essa, capaci di procurarsi il cibo; si spostano in funzione delle piogge e, per questo, si definiscono “coloro che seguono la luce”. Grazie al loro ingegno nell’arte della caccia, si sono anche meritati un altro appellativo: “uomini scorpione”, poiché hanno sfruttato le linfe velenose presenti in natura per catturare le loro prede. Tra tutti, però, quello più usato è san, che significa “straniero, diverso”. I khoi gli affidarono questa definizione per distinguerli dal proprio popolo che, al contrario dei nomadi cacciatori, predilige la pastorizia alla caccia, quindi allevamenti stabili, stanziati. Il loro stesso nome in qualche modo richiama questa loro caratteristica: khoi (o raddoppiato, in modo rafforzativo, khoikhoi) è la parola che si utilizza per identificare i “veri uomini, vere persone”, ossia coloro che possiedono animali domestici, da allevamento. Si intuisce che per queste culture, riuscire ad “addomesticare” gli animali selvatici e rinchiuderli nei recinti per l’allevamento, è riconosciuto in qualche modo come dimostrazione di virilità, di forza, di potere. Ecco perché probabilmente già millenni addietro questo popolo ci teneva a distinguersi dai nomadi san, che invece vivevano in funzione della natura e non la “dominavano”. Anche i khoi, però, si sono meritati un appellativo, questa volta affidato dagli olandesi per la loro peculiare fonetica: hottentots, ottentoti in italiano, ossia “balbuzziente”.


Tribu Khoi
Photo by: mysudafrica.com

Queste etnie, che hanno abitato le terre del Botswana "indisturbati" fino all'arrivo dei bantu nel XVII sec., da diverso tempo sono stati marginati nella Riserva del deserto del Kalahari e sono sotto costante minaccia da parte del governo che sembrerebbe non apprezzare la loro presenza. I boscimani e gli ottentotti, i popoli più antichi di tutta la Terra, l’unico collegamento diretto tra l’uomo moderno e l’uomo preistorico, rischiano l’estinzione per mano di altri uomini, nonostante siano sopravvissuti per circa 20.000 anni.

Quando giunsero i bantu, i khoisan subirono la prima grande invasione violenta. Il termine bantu è utilizzato in diverse lingue africane per indicare “la gente, le persone”, pertanto bantu racchiude un gruppo vario di etnie del continente; ma in questo caso sappiamo che quelli giunti in Botswana provenivano dall’Africa tropicale alla conquista dell’Africa meridionale. Questo nuovo popolo era ben più evoluto dei già presenti khoisan: agricoltori e allevatori ma anche esperti nella lavorazione dei metalli e dei minerali; agguerriti e determinati a conquistare nuovi possedimenti.

I khoisan subirono violentemente l’incursione dei nuovi conquistatori, ma era solo l’inizio di una serie di invasioni e dominazioni che li metteranno a dura prova.


Giunsero i bianchi, che si spostavano dalle colonie vicine, e nel 1885 la Conferenza di Berlino dichiara il Botswana, o Bechuanaland come trascrissero erroneamente i bianchi, protettorato britannico. Semplificando, il protettorato prevede che lo Stato protettore (in questo caso quello inglese) si occupi degli affari esteri dello Stato protetto, mentre quest’ultimo (nel nostro caso il Botswana) controlla e gestisce gli affari interni. Questa forma di controllo è molto meno violenta delle più diffuse dominazioni coloniale, in effetti tra i due Stati c’è sempre stata una convivenza pacifica e armoniosa. Nel 1966, però, il Botswana ottiene l’indipendenza: nascono la Lefatshe la Botswana, la Repubblica del Botswana, e l’attuale bandiera, azzurra con una striscia nera orizzontale al centro, evidenziata da due linee bianche esterne.


Cultura e tradizioni


Nella bandiera leggiamo i primi segni culturali degli tswana: la convivenza pacifica tra bianchi e neri (simboleggiata dalle strisce orizzontali) e l’importanza dell’acqua, precisamente della pioggia, come fonte di Vita in ogni sfaccettatura. La scarsità di questo elemento nelle terre del Botswana, lo rende di gran valore, tanto che pula, “pioggia” in setswana, non solo assume il significato di “benedizione”, ma è anche il nome della moneta locale.


La convivenza pacifica, però, ha contaminato le tradizioni locali più antiche che, per la gran parte, sono quasi del tutto scomparse, eclissate dalle tradizioni occidentali.

Per quanto i khoisan siano stati emarginati, purtroppo anche le tradizioni delle tribù boscimane e ottentotte stanno scomparendo con gli stessi popoli indigeni.

La stessa sorte sembra essere riservata anche alle tradizioni bantu tswana, che sono state contaminate con quelle dei bianchi, soprattutto poi con l'introduzione forzata del cristianesimo.

Uno degli elementi culturali intramontabili nella quotidianità degli tswana è l’importanza della condivisione, dalla casa al cibo. La condivisione è, infatti, uno dei valori culturali tswana che ha influito anche su una delle politiche adottate dal governo democratico che guida la repubblica, a cui abbiamo accennato pocanzi: la ripartizione egualitaria dei proventi delle miniere all’intera società, per realizzare infrastrutture e servizi indispensabili al miglioramento della qualità della vita. Anche se, a dirla tutta, non sembra aver sortito effetti positivi riguardo la condivisione del territorio con le tribù khoisan.


Sebbene l’imposizione del cristianesimo attuata dai missionari abbia contaminato notevolmente le usanze indigene, esistono ancora oggi antichi culti tribali bantu che, credendo nella vita ultraterrena, affidano agli antenati il compito di assistere l’individuo nelle vicende quotidiane. Tra questi riti ancestrali si possono ancora ammirare le cerimonie di iniziazione, differenti a seconda delle tribù, e generalmente distinte tra bogwera e bojali a seconda che si tratti di iniziazione maschile o femminile; le cerimonie propiziative per la caccia, per la pioggia (il gofethla) e le cerimonie funerarie. Tutte sono accompagnate da musica, balli e canti che si tramandano da generazioni, quasi identici a millenni fa.


Un altro elemento molto presente nella quotidianità di questo popolo è il cibo. Uno dei piatti immancabili che sovente accompagna i momenti importanti della vita quotidiana è il seswaa o chotlho, una sorta di stufato di carne sfilettata (principalmente manzo ma possono essere utilizzate anche altre carni) che viene poi salata abbondantemente e accompagnata da verdure e ortaggi. Per sminuzzare la carne, vengono utilizzati grandi pestelli di legno e per questo passaggio che richiede molta forza ed energia, il piatto viene solitamente preparato dagli uomini.

Nella cucina tswana troviamo anche la noce di mongongo e il morama (pianta che contiene grande quantità d'acqua); mentre tra le bevande locali primeggia il mokolane, una sorta di vino ricavato dalla pianta della palma.






Fonti:

https://www.gov.bw/